DELL'ORATORE-TESTO LATINO A FRONTE
- Titolo: DELL'ORATORE-TESTO LATINO A FRONTE
- Codice EAN 13: 9788818039733
- Autore: Cicerone Marco Tullio
- Editore: Rusconi editore
- Collana: Classici greci e latini
- N° Pagine: 1184
- Dimensioni (cm): 13,30 x 19,70
- Rilegatura: Rilegato sovracopertina
- Argomento: Narrativa italiana
- Cedola: 05/2024
- Codice Iva: 74
ContenutoIl de oratore simula il resoconto di una discussione sulla figura dell’oratore
tenutasi nella villa di Crasso a Tusculum tra il padrone di casa
e i suoi ospiti durante i Ludi Romani del 91 a.C. alla vigilia della guerra
sociale: vi partecipano Marco Antonio, Scevola l’Augure e i due
giovani Sulpicio e Cotta, ai quali si aggiungeranno Lutazio Catulo e
Cesare Strabone in apertura del II libro. Distinto in due momenti, il
dibattito mette a fuoco nel I libro il profilo dell’oratore e la natura
dell’eloquenza rispetto al sistema dei saperi e alla funzione sociale.
Si oppongono due visioni incarnate dai due protagonisti: l’una più
idealistica, incline ad assegnare all’oratore una conoscenza universale
e a intendere l’eloquenza come la scienza del parlare bene di ogni
argomento (Crasso), l’altra più pragmatica, sensibile agli aspetti tecnici
e a considerare l’oratoria come una mera arte della persuasione
(Antonio). Sotto l’incalzare delle domande dei più giovani, Crasso e
Antonio illustrano la dottrina retorica dopo essersi ripartiti i ruoli in
base alle proprie attitudini e ai compiti dell’oratore.
Cicerone, nato ad Arpino nel 106 a.C. da una famiglia benestante,
dopo aver frequentato i migliori oratori e studiato filosofia raggiunse
il successo nei tribunali e in politica. Da console, nel 63, sventò il colpo
di stato di Catilina con azione decisa ed eloquenza vibrante (Catilinarie)
divenendo “padre della patria”. Ma non appena Cesare, Pompeo
e Crasso si accordarono per spartirsi incarichi e potere, gli avversari
ne approfittarono per mandarlo in esilio. Pagò con la vita (43 a.C.)
la sua voce levatasi contro Antonio e in difesa delle istituzioni (Filippiche).
Di lui ci restano decine di orazioni, alcuni trattati di retorica e
filosofia scritti per lo più in forma dialogica e un ricco epistolario a
familiari e amici.
Francesco Berardi è professore ordinario di Lingua e Letteratura
latina presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Autore di
numerose monografie e saggi su argomenti di retorica classica ed
esegesi critico-testuale, partecipa a diversi progetti di ricerca nazionali
e internazionali anche in qualità di responsabile e ha ottenuto premi
e riconoscimenti per i suoi studi sui Progymnásmata, esercizi di avviamento
alla prima formazione retorica, di cui ha edito un glossario
ragionato. È suo un recente manuale per l’insegnamento universitario
della storia della lingua latina.
tenutasi nella villa di Crasso a Tusculum tra il padrone di casa
e i suoi ospiti durante i Ludi Romani del 91 a.C. alla vigilia della guerra
sociale: vi partecipano Marco Antonio, Scevola l’Augure e i due
giovani Sulpicio e Cotta, ai quali si aggiungeranno Lutazio Catulo e
Cesare Strabone in apertura del II libro. Distinto in due momenti, il
dibattito mette a fuoco nel I libro il profilo dell’oratore e la natura
dell’eloquenza rispetto al sistema dei saperi e alla funzione sociale.
Si oppongono due visioni incarnate dai due protagonisti: l’una più
idealistica, incline ad assegnare all’oratore una conoscenza universale
e a intendere l’eloquenza come la scienza del parlare bene di ogni
argomento (Crasso), l’altra più pragmatica, sensibile agli aspetti tecnici
e a considerare l’oratoria come una mera arte della persuasione
(Antonio). Sotto l’incalzare delle domande dei più giovani, Crasso e
Antonio illustrano la dottrina retorica dopo essersi ripartiti i ruoli in
base alle proprie attitudini e ai compiti dell’oratore.
Cicerone, nato ad Arpino nel 106 a.C. da una famiglia benestante,
dopo aver frequentato i migliori oratori e studiato filosofia raggiunse
il successo nei tribunali e in politica. Da console, nel 63, sventò il colpo
di stato di Catilina con azione decisa ed eloquenza vibrante (Catilinarie)
divenendo “padre della patria”. Ma non appena Cesare, Pompeo
e Crasso si accordarono per spartirsi incarichi e potere, gli avversari
ne approfittarono per mandarlo in esilio. Pagò con la vita (43 a.C.)
la sua voce levatasi contro Antonio e in difesa delle istituzioni (Filippiche).
Di lui ci restano decine di orazioni, alcuni trattati di retorica e
filosofia scritti per lo più in forma dialogica e un ricco epistolario a
familiari e amici.
Francesco Berardi è professore ordinario di Lingua e Letteratura
latina presso l’Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Autore di
numerose monografie e saggi su argomenti di retorica classica ed
esegesi critico-testuale, partecipa a diversi progetti di ricerca nazionali
e internazionali anche in qualità di responsabile e ha ottenuto premi
e riconoscimenti per i suoi studi sui Progymnásmata, esercizi di avviamento
alla prima formazione retorica, di cui ha edito un glossario
ragionato. È suo un recente manuale per l’insegnamento universitario
della storia della lingua latina.

























